Tennis sul divano - un libro di Marcella Marcone e Marco Mazzoni

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Fede Lux, la fondazione nata in ricordo di Federico Luzzi a favore della ricerca contro la leucemia. Il ricavato della vendita di Tennis sul divano andrà a sostegno della Fede Lux

0-15 Tennis Magazine

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Alcuni estratti da Tennis sul Divano

copertina

Anteprima

Introduzione

Tennis sul divano è il risultato della mia passione per il tennis unita alla presa di coscienza che il lavoro di psicoanalista non è soltanto una professione ma soprattutto un modo di essere e di osservare la realtà che sta intorno a sé. Dunque è anche un modo di seguire un match, visto che sul campo da tennis il giocatore esprime e ripete con modalità molto semplici, la complessità delle situazioni che caratterizzano il suo modo di essere.

Le idee di questo libro nascono in un preciso momento della mia vita. Era il maggio 2004, e mi trovavo per la prima volta al Roland Garros, spettatrice della famosa partita tra Safin e Starace che ancora oggi viene ricordata dagli appassionati per la splendida e sfortunata prova del nostro giocatore. Se da un lato ero ammirata per il comportamento ineccepibile di Potito, non certo avvezzo ai grandi stadi ma capace di gestire le sue emozioni anche nei momenti di maggiore tensione, dall’altra mi era parso chiaro che quando si gioca “sul filo del rasoio”, quando un punto cambia l’esito di un match, il controllo mentale della situazione non basta: c’è qualcosa di più che inconsapevolmente viene a galla e che conduce a propria insaputa alla sconfitta o alla vittoria. Una sorta di parte sconosciuta di se stessi che permette o vieta di realizzare i propri desideri quando sono lì, a portata di mano: fortuna? Casualità? Destino?

Quel giorno mi sono chiesta: perché invece non inconscio? (...)

Nasce così Tennis sul divano, libro dal titolo volutamente ambiguo che esprime un significato diverso, ma altrettanto pregnante per ciascuno dei due autori.

Per Marco infatti il divano è… (continua)


ROGER FEDERER

Silence, genius at work

La palla corre carica d'effetto, uncinata dal dritto già potente di Filippo Volandri, speranza del nostro tennis. E' veloce. Fila via sopra la rete, maligna, con un angolo cross importante. I miei occhi sono rapiti dalla sfera che avanza sicura nell'aria tersa di quella domenica mattina di aprile, schivando sicura il polline che gli alti alberi del parco delle Cascine dispensano fin troppo generosamente. Non c'è vento. Il silenzio regna in tribuna tra la centinaia di spettatori accorsi per la finale del più importante evento giovanile fiorentino, ITF Under18. Questa la prima istantanea di quella mattina, appena entrato (di corsa) sul centrale del Ct Firenze.

Sono in ritardo, è difficile trovare parcheggio intorno al club... (continua)


Il tifo non è mai casuale

Alla base del tifo vi è un processo di identificazione con qualcuno che significa assumerne le caratteristiche, condividerne le capacità.

Schierarsi per Federer può significare identificarsi con un personaggio mitico, irraggiungibile per il suo naturale talento che lo fa apparire quasi onnipotente, capace di miracoli che gli permettono di salvare anche match che paiono irrimediabilmente compromessi.(...) 

La “funzione psicologica” dei Federer, dei Valentino Rossi o Valentina Vezzali (per citarne solo alcuni) oltre a stimolare emulazione da parte dei fan e voglia di lavorare e impegnarsi per cercare di raggiungere vette chimeriche, consiste nell’offrire momenti di sogno che fanno dimenticare le difficoltà della realtà in cui si è immersi. La loro sconfitta coinvolge emotivamente il tifoso perché rappresenta (continua)



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